iGarbage

una storia di smaltimento etico

La Storia

Il progetto iGarbage nasce da una storia d’Africa, o meglio è una storia che riguarda un lato del rapporto tra mondo d’Occidente e mondo d’Africa.

Ad Accra, capitale del Ghana, c’è una laguna che dal golfo di Guinea risale all’interno della città passando per quartieri  come Jamestown, Korle, Usshertown, sino alle zone più centrali. A ridosso della costa l’acqua della laguna è di un colore rosso violaceo, nei canali che percorrono la zona di Agbogbloshie invece diventa nera ed in alcuni tratti ribolle, lì accanto c’è uno dei mercati alimentari più grandi della capitale, a lato di questo invece una delle discariche hi-tech più grandi del mondo.

L’altro modo di chiamare la discarica di Agbogbloshie lì in città è Sodoma e Gomorra, è un paesaggio che ha tratti surreali, fatta di plastica, ferro, lamiere e persone, tante.

Nell’Agosto del 2008 Greenpeace diffonde un rapporto chiamato “Ghana contamination – pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici” atto a denunciare il flusso dei raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) che dai paesi occidentali vanno verso quelli del terzo mondo.

I raee sono rifiuti di natura particolare in quanto hanno al loro interno sostanze  tossiche per l’ambiente e l’uomo e non sono biodegradabili,   necessitano di un trattamento particolare per lo smaltimento. Analizzando campioni di acqua e suolo nella discarica di Agbogbloshie i ricercatori di Greenpeace hanno trovato tracce di sostanze tossiche e metalli come piombo, cadmio e antimonio con valori anche 100 volte superiori al normale.

Paesi come Ghana, Nigeria, Cina e India sono le mete di  queste tipologie di rifiuti come  ad esempio monitor, computer, stampanti, grandi e piccoli elettrodomestici, telefoni cellulari; partono da paesi occidentali quali Stati Uniti, Inghilterra, Spagna, Italia, Olanda come merce di seconda mano, quindi riutilizzabile mentre si tratta semplicemente di rifiuti.

Esiste una regolamentazione europea che obbliga i produttori di materiale elettrico ed elettronico ad investire proporzionalmente alla dimensione dell’azienda in sistemi di smaltimento di tali rifiuti, di fatto in Europa solo il 25%(in USA il 20%)  di questi materiali viene avviato allo smaltimento legale, della percentuale restante non è possibile stabilire la meta finale.

Di fronte ai costi di smaltimento si è creata una via alternativa, i raee possono anche essere esportati, ma devono essere spediti solo nelle zone dove ci sono impianti in grado di smaltire e trattare questi prodotti.

Spedendoli come apparecchiatura usata e quindi riutilizzabile però si evitano i problemi delle dogane e soprattutto i costi.

Il problema grande di Agbogbloshie trova la sua dimensione da queste premesse.

L’interno della discarica è luogo di lavoro, il riciclo dei materiali comunque rende e centinaia di persone si ritrovano ad estrarre ferro, alluminio o rame tra relitti di auto, elettrodomestici e monitor. Quello che non serve spesso brucia, e molte zone sono coperte dal fumo dei materiali bruciati. All’interno poi ci vivono circa 4000 persone, un paese creato tra rottami e rifiuti, con famiglie che trascorrono le loro giornate  e bambini che giocano imitando i grandi a rovistare tra i rifiuti.

Una squadra della British Columbia University, diretta dal professore Peter Klein, durante una ricerca sui rifiuti elettronici in Ghana con una spesa di quaranta dollari ha acquistato sette hard disk usati per una spesa di 40 dollari.

La sorpesa è stata forte quando hanno scoperto che uno degli hard disk apparteneva alla Northrop Grumman Corporation, azienda aereospaziale Usa, e conteneva al suo interno centinaia di file di contratti governativi, alcuni dei quali intestati al pentagono e al dipartimento della homeland security, del valore di 22 milioni di dollari.

Dall’utilizzo sempre più massiccio di prodotti Hi-Tech che di base non hanno una lunga vita, si arriva alla condizione che una quantità sempre maggiore di rifiuti hi-tech deve essere in qualche modo smaltita.

Cercare un modo per farla sparire è fin troppo spesso la soluzione più semplice ed economica, e sempre più persone ne pagano le conseguenze.

 

 

 

2 Comments»

  iGarbage – una storia di smaltimento etico « igarbage wrote @

[...] Ghana, la discarica di Agbogbloshie è una distesa di rottami nella quale vivono e lavorano migliaia di persone senza alcun controllo [...]

[...] HiTech più grande e pericolosa, perché priva di alcuna forma di controllo, del mondo, quella di Agbogbloshie in [...]


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